L'edilizia del futuro punta sulle case in legno

28 gennaio 2008
L'edilizia del futuro punta sulle case in legno


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Prima l’impianto solare termico, poi l’antenna parabolica. Sono questi, secondo un’indagine sociologica svolta in Trentino e nelle regioni del Nord Italia, gli optional considerati più importanti per la casa. Ma di quale casa stiamo parlando? Di quella “ecologica”, un tipo di abitazione della quale molti hanno sentito parlare ma pochi sanno realmente cos’è, come dimostra la bassissima percentuale (2 per cento) di quanti considerano come irrinunciabile la ventilazione controllata.

Tra quanti sanno cosa sia realmente una casa ecologica, il 12 per cento considera possibile un suo acquisto e per essa è disposto a spendere fino al 10 per cento in più rispetto ad un’abitazione “tradizionale”, mentre il 5,3 per cento non ci ha pensato “per mancanza di informazione”.

La grande maggioranza (97,3 per cento) è comunque consapevole che una casa ecologica consente un risparmio energetico ed oltre il 67 per cento gradirebbe vivere in una casa di legno. L’indagine è quella commissionata dall’Ivalsa del Cnr, l’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree che ha sede a San Michele all’Adige, che ne ha reso noti i risultati stamane in occasione del convegno “Case di legno – la scommessa del Trentino, la risposta del mercato, le aspettative per il futuro” organizzato in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e l’Agenzia per lo sviluppo.

Al convegno – aperto dall’assessore alla programmazione, ricerca e innovazione Gianluca Salvatori – sono stati presentati gli ultimi risultati del progetto Sofie (Sistema Costruttivo Casa Fiemme), un progetto di edilizia ecocompatibile finanziato dalla Provincia autonoma di Trento che ha l’obiettivo di definire le prestazioni e le potenzialità di un sistema per la costruzione di edifici a più piani realizzato con strutture portanti (pareti e solai) di legno trentino di qualità certificata e caratterizzato da elevate prestazioni meccaniche e basso consumo energetico, ottimi livelli di sicurezza al fuoco e ai terremoti, comfort acustico e durata nel tempo. “Segreto” delle case progettate dall’Ivalsa sono proprio le strutture portanti, costituite da pannelli massicci di tavole incrociate, un sistema denominato X-lam – Cross Laminated Timber.

Tavole di spessore variabile dai 5 ai 30 centimetri che vengono poi tagliate a seconda delle esigenze architettoniche complete di aperture per porte, finestre e vani scala e che nei laboratori dell’Ivalsa, a San Michele all’Adige, sono sottoposte ad ogni genere di “maltrattamenti”, prove di resistenza fisica, acustica, meccanica, all’umidità e al fuoco (mettendole a contatto ravvicinato con fiamme erogate da forni che arrivano a temperature di 1. 000 gradi e oltre).

Le case in legno trentino del progetto Sofie stanno attirando l’attenzione di tecnici e ricercatori di tutto il mondo per un’altra caratteristica, la loro eccezionale capacità di resistere ai terremoti. Lo hanno già dimostrato lo scorso anno a Tsukuba, in Giappone, rimanendo in piedi dopo essere state “tormentate” da prove simulate di sisma fino a 7,2 sulla scala Richter. Il test è stato condotto su un edificio a tre piani ma il prossimo mese di luglio la casa di legno made in Trentino si sottoporrà in Giappone ad un’altra, più impegnativa sfida, una prova simulata di terremoto su un edificio alto sette piani, un test “estremo” mai effettuato fino ad ora. L’idea concreta legata a Sofie è quella di incrementare l’impiego del legno italiano come materiale strutturale nel mercato dell’edilizia, fornendo una valida ed economica alternativa alle soluzioni abitative tradizionali e nel contempo valorizzando una risorsa locale rinnovabile – il legno proveniente da foreste certificate per la gestione sostenibile – tuttora considerata di importanza strategica per l’economia delle regioni montane alpine.

La convinzione che muove i diversi soggetti coinvolti è che sia necessario ridurre l’impatto negativo sull’ambiente provocato dall’attuale tecnologia edilizia basata su materiali non riciclabili nell’ecosistema e con caratteristiche non idonee, sensibilizzando il mercato immobiliare ai temi del risparmio energetico, del rispetto per l’ambiente e del benessere abitativo. Un campo di ricerca e di sviluppo per il quale è nato in Trentino il Distretto Habitech.

Tema strategico, quello delle case in legno. Lo ha ricordato, aprendo il convegno, l’assessore alla ricerca Salvatori, facendo riferimento alle preoccupazioni che, a livello mondiale, emergono sempre più prepotentemente in relazione ai costi ambientali di un modello di sviluppo energivoro. Preoccupazioni che spingono a cercare forme di utilizzo alternative e risparmiose delle fonti energetiche e delle risorse naturali. E in legno, in questo, è un’opportunità da sfruttare, come dimostra la scelta del nuovo Distretto Habitech di costituire un gruppo di lavoro espressamente dedicato alle case di legno, un settore del mercato al quale si stanno orientando con convinzione, e successo – come è emerso al convegno - alcune imprese trentine.

Ma come può decollare sul mercato la casa di legno?

“Si tratta di usare meglio una risorsa rinnovabile” ha spiegato Salvatori “ed il contesto nel quale ci troviamo è ora favorevole, grazie anche alla presenza ed all’attività di ricerca che sta conducendo l’Ivalsa. Il progetto Sofie deve servire a favorire l’incontro tra le nuove competenze che si stanno maturando a livello di eccellenza e le tecnologie che si stanno sperimentando in questo campo”. E proprio questa è la strada che il convegno ha contribuito oggi a delineare con maggiore chiarezza e fiducia, mettendo a confronto – di fronte ad un pubblico folto e interessato – centri di ricerca come l’Ivalsa di San Michele all’Adige (che ha annunciato la prossima pubblicazione di un manuale tecnico per la costruzione delle case in legno), enti pubblici, università e imprese della filiera legno.

Un percorso che parte dalla certificazione Pefc della gestione forestale sostenibile in Trentino (gli ettari di bosco certificato sono circa 248. 000, pari ad oltre il 70 per cento dell’intera copertura forestale della provincia, e 196 sono i Comuni ai quali la certificazione è già stata consegnata) nella quale, assieme alla Provincia autonoma di Trento, credono molto i Comuni trentini ed alcuni soggetti privati che, grazie alla loro capacità imprenditoriale, hanno individuato nella filiera foresta-legno-edilizia un settore della nostra economia che potrà sicuramente essere competitivo.




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