Case prefabbricate: investire nell'involucro

20 ottobre 2008
Case prefabbricate: investire nell'involucro


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Il prezzo del petrolio continua ad oscillare paurosamente e con esso il costo delle bollette energetiche. Il riscaldamento e il raffrescamento dei nostri alloggi grava sempre più sui bilanci familiari rendendo indispensabile correre ai ripari.

Altrettanto grave è la questione ambientale. Gran parte delle emissioni di CO2 delle nostre città (senza tener conto di altri agenti inquinanti) dipende proprio dalle emissioni delle abitazioni residenziali. Il protocollo di Kyoto, lo strumento più importante per combattere i cambiamenti climatici, contiene l'impegno di gran parte dei paesi industrializzati a ridurre mediamente del 5% le emissioni di alcuni gas serra, responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

Grazie a questa spinta propulsiva sono sempre più gli incentivi verso il comune cittadino per dotare la propria abitazione di pannelli solari (termici e fotovoltaici), impianti geotermici, pompe di calore, caldaie a condensazione ad alto rendimento, impianti di riscaldamento a pavimento a bassa temperatura.

Nel giro di pochi anni, grazie anche all’introduzione di incentivi fiscali e detrazioni in finanziaria, si è assistito in Italia ad un aumento esponenziale degli investimenti in questo settore, con una tendenza in costante ascesa, anche se in notevole ritardo rispetto ad altri paesi europei (Germania in particolare). Finalmente la questione energetica ed ambientale “fanno notizia” e il cittadino ha la possibilità di informarsi su riviste e televisioni e visitare le molte fiere del settore.

L’opinione comune, certamente condivisibile, è che l’acquisto di questi impianti sia da considerare un vero e proprio investimento nel tempo, con un ritorno economico preciso che va da 3-4 anni per il solare termico sino ai 12 circa per il solare fotovoltaico. Gli stessi istituti di credito prevedono specifiche forme di finanziamento, dei veri e propri mutui, in particolare per l’acquisto dei pannelli fotovoltaici per produzione di energia elettrica.

Uno scenario estremamente positivo, ma che contiene un aspetto paradossale. Infatti così facendo diventiamo in qualche modo produttori di energia, ma continuiamo a consumare molto. Per quanto riguarda le abitazioni esistenti la detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici ha portato a buoni risultati soprattutto con la sostituzione dei serramenti e l’isolamento a cappotto esterno. Tale incentivo però riguarda solamente la ristrutturazione, escludendo gli edifici di nuova costruzione dai benefici fiscali. Risultato non previsto dal legislatore è stato il disincentivo a realizzare abitazioni nuove ad alto rendimento rispetto alle costruzioni standard, pur nel rispetto dei limiti introdotti dal Dlgs 311/2007.

Gli alti costi dei terreni e dell’edilizia in generale incidono pesantemente sul prezzo finale dei fabbricati. E per risparmiare si preferisce ancor oggi penalizzare la qualità degli edifici (in qualche modo l’unico parametro su cui poter agire). Se il ragionamento può essere in minima parte comprensibile (non certo condivisibile) quando a costruire sono imprese o società immobiliari, diventa del tutto insensato se diventa una scelta del privato cittadino. Preferiamo magari spendere eventuali extra per il parquet in listoni anticati o il bagno di firma, a scapito dell’isolamento dell’edificio (tanto poi metteremo i pannelli solari).
Eppure è persino banale. Se la casa è ben coibentata avrà bisogno di un riscaldamento minimo (e magari non servirà neppure l’aria condizionata d’estate), con risparmi energetici altissimi, soprattutto se sarà destinata ad essere la casa della nostra vita.

Alcuni impianti (penso al riscaldamento a pavimento a bassa temperatura, oggi così diffuso) rendono assai in case ben isolate, ma risultano del tutto insufficienti all’interno di abitazioni mal coibentate, offrendoci una spiacevole sensazione di freddo e facendoci rimpiangere i vecchi radiatori in ghisa.

L’aria condizionata in una abitazione prefabbricata in legno risulta solitamente del tutto inutile e molte ditte non la prevedono neppure come optional, perché non raggiungeremo mai alte temperature al suo interno neanche nelle giornate più afose, a tutto beneficio del benessere, della vivibilità e … del portafogli.

Nonostante ciò investire nell’involucro non è “di moda”. Chi si avvicina al settore delle case in legno lo fa con spirito pionieristico e grande lungimiranza, eppure una casa in legno ripaga nel tempo la spesa sostenuta con gli interessi.

Pensiamoci quando ci troveremo a soppesare i pro e i contro tra una casa in legno e una tradizionale.

Architetto Paolo Crivellaro




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