Case prefabbricate in legno, modello di benessere

21 dicembre 2008
Case prefabbricate in legno, modello di benessere


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Vi sono aspetti invisibili delle abitazioni che distinguono un’abitazione di qualità da una poco sana e male realizzata.

Il parametro ambientale che ognuno di noi osserva anche più volte al giorno per valutare la qualità microclimatica del nostro alloggio è ovviamente la temperatura dell’aria. E’ possibile rilevare con precisione le oscillazioni termiche e decidere di attivare o meno l’aria condizionata o modificare la temperatura dei termosifoni durante l’inverno.
Eppure spesso ci ammaliamo proprio all’interno delle nostre case a causa di correnti d’aria, umidità eccessiva, sbalzi di temperatura, aria troppo secca. E senza tener conto delle esalazioni tossiche provenienti da vernici e sostanze contenute nei materiali da costruzione.

La temperatura è solo un aspetto che costituisce la sensazione di benessere avvertita dal corpo. Sappiamo che umidità e velocità dell’aria influiscono moltissimo sulla percezione del calore e questo vale tanto per l’ambiente esterno, quanto per il microclima delle abitazioni.

Il termometro rileva la temperatura in un punto preciso dello spazio ed è molto probabile che a poca distanza si possano misurare valori assai differenti. L’aria calda tende a salire verso l’alto; a maggior ragione in un alloggio su più piani come una casa a schiera ci sorprenderemmo ad effettuare letture diversissime tra un livello e l’altro. Eppure la maggior parte degli alloggi è assurdamente dotato ancor oggi di un unico termostato (manuale od automatico, poco importa), con il risultato di un eccesso di calore in alcune zone e un deficit in altre. Un piccolo suggerimento a basso costo consiglia di dotare ogni radiatore di una valvola termostatica. Si tratta di un dispositivo che, raggiunta la temperatura desiderata, isola il radiatore dall’impianto, con il risultato di migliorare l’uniformità del calore interno all’abitazione e facendo risparmiare sull’utilizzo stesso dell’energia che alimenta l’impianto.

Oggi è di gran moda l’impianto di riscaldamento a pavimento. Nulla a che vedere con i vecchi impianti degli anni ’60 che, funzionando prevalentemente per conduzione (scaldando l’aria), facevano gonfiare le gambe con risultati dannosi a medio-lungo termine. Gli impianti moderni, a bassa temperatura (sotto i 30° C), operano quasi completamente per radiazione (il piacevole effetto di un tiepido sole nelle fredde giornate d’inverno).

Il risultato è un clima sano ed uniforme, anche se non mancano gli aspetti da valutare correttamente. Un impianto a pavimento radiante in una casa male isolata ci darà sempre una sgradevole sensazione di freddo. Dal punto di vista economico i costi di gestione (oltre al maggior investimento iniziale) rischiano di essere maggiori nonostante le basse temperature, in quanto i tradizionali corpi scaldanti possono entrare in funzione solo quando è necessario (gli apporti del sole in una casa ben orientata e vetrata sono notevoli e, con un buon isolamento, a volte sufficienti).

Se ci troviamo fuori casa per lavoro tutto il giorno, possiamo scientificamente programmare lo spegnimento e l’accensione della caldaia in base al nostro personale stile di vita. Un impianto a pavimento necessità poi di tempi lunghi per entrare a regime in quanto, oltre alla serpentina in cui scorre il fluido, deve attivarsi tutto il pacchetto del solaio (laterocemento, sottofondo, massetto e pavimento), la cui inerzia termica è molto alta. Con il risultato di essere costretti a far lavorare la caldaia notte e giorno.

D’altra parte chi possiede un impianto tradizionale a termosifoni sa bene che l’aria è sempre piuttosto secca ed è presente in casa molta polvere. In questo caso risulta difficile ottenere una buona uniformità delle temperature, in quanto le zone più lontane dai radiatori sono ovviamente più fredde rispetto a quelle nelle immediate vicinanze.

Con una casa male isolata sarà indispensabile ricorrere ad un utilizzo massiccio del riscaldamento (con le conseguenze sopra elencate), mentre una casa a risparmio energetico diverrà garanzia di un piacevole microclima interno perché gli stessi movimenti dell’aria saranno a circolazione naturale, limitati e non forzati dalla presenza di zone calde e zone fredde.

Estendendo questi criteri al raffrescamento estivo, i classici raffreddori, mal di gola, o peggio ancora bronchiti, polmoniti e infezioni batteriche dovuti a correnti d’aria fredda e a repentini sbalzi termici sono all’ordine del giorno con un uso intensivo dell’aria condizionata, soprattutto durante le ore notturne o, peggio ancora, con il flusso d’aria fredda rivolto direttamente verso di noi. L’abitazione poco isolata nelle giornate molto calde ne rende necessario il ricorso massiccio, così come una casa ben coibentata non ne richiederà praticamente l’utilizzo. I benefici, evidenti dal punto di vista economico, lo sono ancor di più sotto il profilo della salute e del benessere.

In passato le abitazioni erano realizzate con muri esterni di grande spessore, sia per motivi statici, ma anche e soprattutto per difendere da caldo e freddo. Il ricorso massiccio al cemento armato dagli anni ’50 in poi ha consentito di realizzare abitazioni i cui le pareti esterne avessero solo la funzione di tamponamento, ma ha portato ad abbandonare l’originale funzione di casa-organismo, in grado di adattarsi gradualmente ai cambiamenti climatici stagionali.

Al contrario una casa in legno ha il grande pregio di comportarsi termicamente in modo naturale; i materiali di cui è costituita non rilasciano sostanze nocive, non vengono generate correnti d’aria e l’involucro non necessita di grandi apporti impiantistici, ma di semplici scelte tecniche mirate ed intelligenti, ancor meglio se basate sullo sfruttamento di energie rinnovabili.

Architetto Paolo Crivellaro




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