Biomasse

24 agosto 2007

Per biomasse si intendono le materie animali e vegetali da cui poter ricavare energia (come ad esempio il biogas, il legno, il biodiesel, alcuni scarti delle lavorazioni industriali). Le biomasse possono essere impiegate in apposite caldaie, che d adiversi anni sono disponibili anche per uso familiare. Anche il comune pellet può essere definito una biomassa.  
 
Il crescente interesse riservato alle biomasse in Italia rappresenta risposta concreta, ancorché parziale, alle esigenze del Paese in materia di approvvigionamento energetico.

La produzione di energia da biomasse e da rifiuti in Italia è una realtà consolidata da tempo, anche se, per il momento, il contributo della fonte biogenica alla copertura del fabbisogno energetico nazionale (circa 180 Mtep/anno) è modesto e rappresenta solo il 2%. Tale quota è destinata a salire al 4-5% nel breve-medio periodo.

Questo valore, d’altra parte, è in linea con quello rilevato in altre nazioni industrializzate, dove, se si eccettuano punte del 16, 15 e 12% raggiunte rispettivamente in Finlandia, Svezia e Austria, l’incidenza delle biomasse nei bilanci energetici nazionali si aggira intorno al 3,5%.

I principali benefici attribuibili alla diffusione delle bioenergie in Italia e altrove, sono così classificabili:

a livello economico
- riduzione della dipendenza energetica
- riconversione del settore agricolo
- valorizzazione economica dei sottoprodotti e dei residui organici
- risparmio nei costi di depurazione e smaltimento
- stimolo alle industrie del settore

a livello sociale
- apertura del mercato dell’energia agli operatori agricoli
- diversificazione e integrazione delle fonti di reddito del settore agricolo
- occupazione in zone marginali
- riduzione dell’esodo dalle campagne

a livello ambientale
- riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera
- riduzione delle emissioni nell’aria dei principali inquinanti di origine fossile (SOx, CO, benzene)
- possibilità di smaltire notevoli quantità di rifiuti e residui organici in maniera ambientalmente corretta, recuperando allo stesso tempo parte dell’energia in essi contenuta
- controllo dell’erosione e del dissesto idrogeologico di zone collinari e montane

Risorse di biomassa
Nel contesto italiano, le principali risorse di biomassa sono:

- i residui agricoli (paglie di cereali, residui verdi);
- i residui forestali e della lavorazione del legno (frascami, ramaglie, scarti);
- i residui agroindustriali e dell’industria alimentare (vinacce, sanse, panelli oleosi);
- i rifiuti organici;
- i reflui zootecnici;
- le colture energetiche erbacee ed arboree dedicate.

La maggior parte delle biomasse sono costituite da scarti di varie attività produttive; esse sono autoprodotte in azienda o prelevate al di fuori dei circuiti commerciali dei combustibili. Mancano quindi statistiche precise sul loro uso e consumo, per cui la quantificazione della loro è operazione assai complessa.

I soli residui e rifiuti organici ammontano ogni anno a circa 67 milioni di tonnellate di sostanza secca, con un contenuto energetico di 335 TWh pari a circa 27 milioni di tep. Soltanto il 10 ÷ 15% di questo potenziale energetico è utilizzato, prevalentemente per applicazioni domestiche o di piccola portata.




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