Architettura sostenibile. L'altopiano iranico fonte di civiltà e ispirazione - di Stefano Russo

12 settembre 2009
Architettura sostenibile. L'altopiano iranico fonte di civiltà e ispirazione - di Stefano Russo


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Dall'esperienza dell'architetto Stefano Russo in Iran, che ha realizzato la mostra di cui vi parliamo in un altro articolo, è nato anche il libro "Architettura sostenibile. L'altopiano iranico fonte di civiltà e ispirazione", pubblicato da Gangemi.

Eccone un estratto:

Architettura sostenibile. L’altopiano iranico fonte di civiltà e ispirazione

Stefano Russo

L’uomo, con la sua abilità e intelligenza, ha saputo sviluppare, nel passato, tecnologie costruttive incredibilmente efficienti per abitare e lavorare in territori apparentemente inospitali alla vita, affidandosi solo ed esclusivamente allo sfruttamento degli elementi naturali a sua disposizione. Ha avuto la capacità e la modestia di riconoscere alla natura un’importanza primaria e ha stretto con essa un patto di fratellanza basato sul principio del rispetto, tanto che elementi come acqua, terra, aria e fuoco furono anche considerati sacri. In un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo per quanto concerne il problema del sostentamento energetico e dell’inquinamento ambientale, l’architettura non può prescindere dallo studio di questi antichi sistemi costruttivi che riguardano, tra l’altro, la climatizzazione, la ventilazione, il raffrescamento naturale, l’accumulo del calore e l’impiego di materiali non artificiali ed ecocompatibili, e dal reinterpretarli nella realizzazione delle costruzioni dei nostri tempi mediante l’uso di nuove e moderne tecnologie.

Del resto siamo consapevoli che i problemi riguardanti le risorse energetiche e l’approvvigionamento dell’acqua saranno sempre più pretesto e causa di guerre e conflitti mondiali, come del resto sono stati anche nel passato, e che l’inquinamento, fonte di gravissime malattie e disagi, ci costringerà (come ha già iniziato) a modificare drasticamente le nostre abitudini e ad adottare nuovi e più consoni stili di vita, nel rispetto della vita stessa presente sul pianeta Terra e dell’ambiente che ci circonda.

Questi sono state le riflessioni e i presupposti che ci hanno ispirato ad intraprendere alcuni viaggi di studio in Iran, in quel particolare e vasto territorio dell’altopiano iranico. Sito geograficamente nella parte centro-orientale dell’Iran, posto mediamente ad una quota di 1.200 metri di altezza, dove il colore delle montagne sfuma in quello del deserto, l’altopiano iranico ha un clima molto caldo e secco in estate, per passare a inverni brevi ma assai rigidi. Una delle zone climatiche più difficili e particolari del globo, quindi un laboratorio a cielo aperto per capire e approfondire le tematiche delle nostre ricerche. Un territorio con una umidità relativa che si mantiene sotto il 35% e forti escursioni termiche tra l’estate e l’inverno.

Ma è interessante notare che proprio in questi luoghi e in queste condizioni estreme sono nate e si sono sviluppate le grandi civiltà e i primi grandi imperi; ciò deve indurci a riflettere. La necessità di vivere in questi territori ha stimolato l’ingegno dell’uomo che, con gli scarsi mezzi messi a disposizione dalla natura del sito, è riuscito a creare città meravigliose che sono divenute, già al loro nascere, luoghi di scambi culturali e commerciali, transito di carovanieri e viaggiatori provenienti da gran parte del mondo.

Che si tratti di case, moschee, bazar, uffici postali o caravanserragli, l’obiettivo architettonico è sempre bioclimatico e, a tal proposito, accorgimenti apparentemente semplici, ma in realtà complessi e di grande ingegno, sono stati inventati e sperimentati proprio in questi luoghi, e da qui esportati, identici o con altre sembianze, in Paesi con climi analoghi.

Tra queste particolari tecniche costruttive è necessario ricordare l’uso degli iwan (ambienti coperti da una volta a botte e chiusi su tre lati, che si aprono verso l'esterno o su un cortile) e di porticati per creare ambienti esterni ombreggiati e freschi; la costruzione di cortili interni con giardini, vasche e fontane per raffreddare e umidificare l’aria circostante; l’utilizzo delle torri a vento (badghir) come espediente per il raffrescamento naturale dell’interno degli edifici e di speciali “ambienti frigorifero”; la creazione di cisterne idriche ventilate sparse lungo le vie di comunicazione e collocate nei punti strategici delle città; la fabbricazione di mulini ad acqua e a vento; i geniali fabbricati per la produzione e la conservazione del ghiaccio; l’utilizzo di canali sotterranei (qanat) per l’approvvigionamento dell’acqua proveniente dalle sorgenti montane, distanti dai centri abitati anche oltre 100 chilometri; infine la realizzazione di fabbricati con pareti di grandi spessori, costruite con mattoni di terra cruda e intonacate con un impasto di acqua, terra e paglia, un ottimo isolante naturale.

Andremo dunque ad analizzare, attraverso disegni, schemi e fotografie, l’architettura tradizionale di questi luoghi, realizzata con materiali naturali e, di fatto, con largo anticipo rispetto alla consapevolezza di queste tematiche acquisita molto più tardi in Occidente, bioecologica. Studieremo nel dettaglio il funzionamento di quegli espedienti costruttivi che per secoli la identificano e caratterizzano. Alle immagini fotografiche affidiamo la capacità di mostrare le forme architettoniche, gli spazi, l’alternarsi di vuoti e pieni, le zone in luce e quelle in ombra e i colori, che in questa parte del mondo acquistano un altro valore e una infinita intensità. I colori delle pagliuzze dorate e risplendenti che emergono, brillando al sole, dalla terra cruda che riveste le case e che il tempo, inesorabilmente, sgretola e dilava. I colori delle cupole bulbose od ogivali, ricoperte da maioliche che, formando arabescati intrecci, disegnano volute, spirali, foglie e fiori e ripropongono, con il linguaggio dell’architettura, la natura stessa, poiché questa è parte imprescindibile dell’arte, dell’architettura e della storia umana.

Solo in Iran, dopo averne ammirato i cortili, le cupole e i minareti delle moschee, si potrà comprendere davvero il colore: cos’è il blu cobalto, il giallo oro o il turchese! Alla fotografia affidiamo anche il compito di raccontare il modo di vivere delle donne e degli uomini che abitano questi luoghi pieni di fascino. Questo libro, infatti, oltre che un testo sull’architettura bioclimatica che spinga a meditare sull’opportunità del vivere quotidiano in modo sostenibile, vuole essere anche una guida particolare per chi si appresta a visitare i luoghi descritti. A queste persone speriamo vivamente di riuscire a trasmettere, oltre alla passione per l’arte e l’architettura, l’entusiasmo e la gioia che ci ha ogni volta accompagnato nella visita, nella scoperta e nello studio di un così meraviglioso Paese.

# Titolo: L' altopiano iranico. Fonte di civiltà e ispirazione. Architettura sostenibile
# Autore: Russo Stefano
# Traduttori: Yazdani M., Heydarian A., Bianchi D.
# Editore: Gangemi
# Data di Pubblicazione: 2009
# ISBN: 8849216483
# ISBN-13: 9788849216486
# Pagine: 238



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