Bioetanolo da lignocellulose

02 maggio 2006

NILE è un ambizioso progetto che studia la possibilità di produrre bioetanolo a costi convenienti a partire da materiali biologici contenenti cellulosa (come scarti legnosi, erba e residui di coltivazioni) invcece che da olii vegetali. Un procedimento di questo tipo permetterebbe di ottimizzare enormemente la produzione di bioetanolo, utilizzando un gran volume di materiale di scarto dell'industria agricola.

Il New Improvements for Ligno-cellulosic Ethanol (NILE) è iniziato nell'ottobre 2005 ed andrà avanti fino al settembre del 2009, con un budget stanziato di 12,8 milioni di Euro, di cui 7,7 forniti dall'Europa.

<!-- ADSENSE -->NILE ha come obiettivo lo studio, lo sviluppo e la valutazione di nuove tecnologie per convertire più efficacemente le lignocellulose (LCB) in  bioetanolo utilizzabile per l'autotrazione. Queste tecnologie sono verificate utilizzando un'impianto pilota per ottenere dati affidabili e reali.

Il procedimento primario per trasformare le lignocellulose in bioetanolo è l'idrolisi enzimatica, in pratica una forma di fermentazione che converte gli zucceri della cellulosa in alcool.

Abbattere i costi di produzione di bioetanolo dalle lignocellulose ad un livello tale da rendere questa tecnologia conveniente economicamente per l'utilizzo dei bioetanolo come carburante in Europa porterebbe notevoli vantaggi all'ambiente ed all'economia:

- migliorerebbe la competitività dell'industria europea, che già adesso nel settore delle bioenergie distingue in diverse aree, come la rigassificazione e la produzione di biodiesel;

- aumenterebbe le competenze industriali nei settori della fermentazione (enzimi, alcool) e biotecnologie (ingegneria molecolare);

- porterebbe enormi benefici alla crescita delle aree rurali del continente, visto che la crescita di utilizzo di biocarburanti stimolerebbe la crescita di aziende agricole e forestali;

- migliorerebbe la qualità dell'aria e la sicurezza dell'embiente, diminuendo sensibilmente l'inquinamento locale;

- ridurrebbe la dipendenza economica dai paesi produttori di petrolio, con importanti implicazioni anche a livello geopolitico.




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