Auto ibride per le Capitanerie di Porto

31 luglio 2006
Quasi ventimila controlli in mare effettuati da gennaio a giugno di quest'anno, 281 verbali di accertamento e di notizie di reato e 23 sequestri penali.

È il risultato dell'attività della Guardia costiera italiana presentata oggi al ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare Alfonso Pecoraro Scanio. La relazione dell'attività delle Capitanerie di porto è avvenuta in occasione della consegna, al Comando generale delle stesse, di 13 automobili che verranno spedite in tutto il territorio costiero italiano per effettuare azioni di controllo e intervento.

Si tratta di fuoristrada a doppio motore, elettrico e a benzina, che verranno inviate in Puglia, Sicilia, Sardegna, Liguria (qui in difesa del Santuario dei cetacei) e nelle Marche. Tre auto resteranno invece a disposizione del Comando generale romano.

"L'utilizzo di queste automobili - ha commentato il direttore della Direzione generale per la protezione della Natura Aldo Cosentino - è sperimentale e potrebbe precedere l'utilizzo delle stesse anche nei parchi naturali terrestri. Si tratta di una scelta importante dato il basso impatto ambientale di queste macchine che, non dimentichiamolo, opereranno in zone protette".

Durante l'incontro sono stati poi illustrati i diversi sistemi di controllo sui mari italiani utilizzati dalle capitanerie di porto. In particolare il Vts (Vessel traffic service) che con un sistema integrato di radar e satelliti individua tutto ciò che si muove in mare e i dispositivi Dedalus che, montati sugli aeroplani che pattugliano le coste, individuano le zone inquinate distinguendo anche la tipologia della sostanza inquinante.

"L'operato delle capitanerie di porto e della Guardia costiera è molto importante - ha osservato Pecoraro Scanio - soprattutto per un paese come l'Italia. Tuttavia si può e si deve fare di più, abbiamo bisogno di una legge che tuteli le nostre coste, mettendoci al pari degli altri paesi europei".

"Un argomento molto importante è inoltre quello del controllo delle acque internazionali del Mediterraneo. Non è possibile che l'Italia si debba limitare a difendere le proprie coste e i propri mari senza poter intervenire se necessario anche al di fuori dei confini marittimi. Per questo chiederò all'Unione europea di siglare degli accordi bilaterali con gli altri paesi del Mediterraneo per estendere la nostra competenza soprattutto in materie di inquinamento e di pesca illegale".

A conclusione dell'intervento il ministro dell'Ambiente ha osservato che il cambio di nome del suo dicastero, con l'aggiunta della dicitura "Mare" sia un primo passo verso una politica più attenta anche a questa importante risorsa.Infine, ha ricordato di aver conferito ieri, ai carabinieri in forza al ministero dell'Ambiente, il mandato per censire "tutti gli ecomostri che deturpano le nostre coste per procedere al più presto al loro abbattimento".


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