Lavori "verdi", ma quanto ci costano?

08 giugno 2009
Lavori


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Un interessante articolo del sempre brillante Claudio Gravina pone l'attenzione sui lavori "verdi". Si tratta di una tendenza in crescita negli ultimi mesi, legata a quella fobia collettiva che sta portando a vere e proprie rivoluzioni nel mondo dell'industria e negli obiettivi dei governi.

L'articolo prende spunto da una dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha dichiarato ad inizio anno: "l'economnia delle energie rinnovabili può creare milioni di nuovi posti di lavoro ed una serie di nuove industrie se iniziamo ad agire adesso". Parole che fanno pensare all'impegno profuso da diversi paesi europei nella promozione e nel finanziamento di queste nuove tecnologie, incentivate con denaro pubblico un po' ovunque.

Ma i risultati?

Uno studio fatto in Spagna, dall'Università Re Juan Carlos, intitolato "Studio dell'effetto sull'occupazione degli aiuti pubblici alle fonti di energia rinnovabile", racconta la storia degli incentivi statali a questo settore a partire dal 1997. Allora si parlava di 500.000/900.000 nuovi posti di lavoro che questo settore avrebbe creato nel 2010, poi cresciuti negli anni fino ad indicare milioni di posti di lavoro addirittura per ogni stato europeo. Il 2010 però non è più un lontano futuro, ma è di là dalla porta, e dei nuovi posti di lavoro non sembra esserci gran traccia.

Lo studio si concentra ovviamente sui dati spagnoli, che sono sicuramente simili a quelli degli altri paesi, Italia inclusa. Il risultato è che per ogni nuovo posto di lavoro creato dalla nuova industria dell'ecologismo, se ne perdono 2,2 della vecchia economia. Dei nuovi posti di lavoro creati, il 66% è composto da installatori, costruttori ed impantisti, il 25% riguarda il settore amministrativo e solo il 9% riguarda posti di lavoro che hanno a che fare con la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Nel 2000 la Spagna ha speso per questi nuovi posti di lavoro la bellezza di mezzo milione di Euro ciascuno, senza considerare i costi connessi alla perdita dei posti di lavoro nell'economia tradizionale, sotto forma di sussidi o comunque di costi per la collettività, che fra l'altro ha dovuto pagare un 31% aggiuntivo sui costi dell'energia elettrica.

Insomma, il futuro è certamente nelle emergie rinnovabili, ma la smania dei governi di spendere miliardi di Euro per finanziare progetti dalla dubbia efficacia ha un costo notevole per la collettività. Forzare la mano alla tecnologia ed incentivare l'installazione di pannelli solari fotovoltaici, che hanno costi notevoli e non aiuteranno a spegnere neppure una centrale a gar o a carbone, non appare la soluzione migliore.



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