Desertec, utopia pericolosa

23 giugno 2009
Desertec, utopia pericolosa


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In questi giorni si torna a parlare di Desertec, un utopico progetto relativo alla costruzione di enormi centrali a concentrazione solare nel deserto del Sahara. L'idea superficialmente sembra brillante: produrre energia solare là dove il sole infierisce di più, ovvero nel deserto.

La scorsa settimana, un consorzio di imprese tedesche ha annunciato che lavorerà per cercar ei capitali necessari a finanziare il progetto Desertec, il cui costo stimato parte dalla strabiliante cifra di 400 miliardi di Euro (giusto per metterlo per iscritto, si tratta di 400.000.000.000 Euro).

Il gruppo, guidato dalla compagnia di assicurazioni Munich Re, comprende aziende del calibro di Siemens, Deutsche Bank ed il gigante dell'energia E.On., che puntano all'obiettico di ridurre le emissioni di CO2 come giustificazione per l'investimento.

Il sistema previsto è il CSP, che consiste in concentratori solari, ovvero specchi, che concentrano appunto la luce del sole in modo da riscaldare l'acqua e generare vapore, con il quale alimentare turbine che produrranno energia elettrica. Si tratta di una tecnologia già usata in diversi paesi, principalmente Spagna e Stati Uniti, i cui risultati però fino ad ora sono stati piuttosto deludenti, soprattutto per via dell'enorme mole di manutenzione richiesta per mantenere gli specchi puliti ed allineati.

Ma ha davvero senso spendere questa incredibile quantità di denaro in una zona del mondo in cui la stabilità politica è a dire poco risibile e quella religiosa ancora peggiore? Ed il costo per la trasmissione dell'energia elettrica prodotta fino in Europa sarà accettabile? Con quale tecnologia poi si potrà trasmettere la corrente a migliaia di km di distanza senza soffrire di enormi perdite?

Queste sono solo alcune delle obiezioni che si possono sollevare al progetto, riassunte in una dichiarazione del presidente di SolarWorld, la più grande società che opera in Germania nel settore dell'energia solare, al canale televisivo Deutsche Welle: "costruire centrali elettriche in nazioni politicamente instabili ci metterebbe nella stessa situazione di dipendenza che abbiamo adesso con il petrolio".

Davvero vogliamo affidare il futuro energetico dell'Europa al petrolio dei paesi arabi ed al sole dei paesi nordafricani, sempre ammesso che buona parte di quell'enorme montagna di denaro non finisca prima nelle tasche di rais locali e signori della guerra?



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