Biocarburanti dagli scarti di lavorazione del whisky

23 agosto 2010
Biocarburanti dagli scarti di lavorazione del whisky


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La notizia della possibilità di produrre biocarburanti a partire dagli scarti di lavorazione del whisky ha fatto rapidamente il giro della rete, ed è stata ripresa da molti giornali e telegiornali, spesso con importanti omissioni od errori. Ma l'importante è che si torni a parlare di biocarburanti, un argomento che ultimamente sembra essere stato abbandonato nonostante prometta di poter ridurre sensibilmente la dipendenza dal petrolio e dai combustibili fossili per l'uso nelle normali automobili.

Nello specifico, un groppo di ricercatori dell'università scozzese Napier di Edimburgo ha lavorato su un'apparecchiatura per produrre butanolo, un biocarburante altamente efficiente (si parla di un rendimento medio superiore del 30% al comune etanolo che viene adesso aggiunto in piccole percentuali a molte benzine già sul mercato), a partire daggli scarti della produzione di whisky.

Partner della ricerca è stata la distilleria Glenkinchie, che ha fornito il materiale di base, ovvero una specie di poltiglia ed un liquido prodotti durante la distillazione del whisky. I vantaggi di un simile prodotto sono evidenti, visto che si utilizzerebbero scarti di lavorazione e non coltivazioni specifiche, risultando quindi ancora meno impattante sull'ambiente dell'etanolo. Inoltre, come per l'etanolo, la combustione del butanolo non genera sostanza inquinanti, e non contribuisce all'aumento della CO2 nell'atmosfera.

Foto: Chris huh


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