Ci risiamo con le auto ad aria...

24 giugno 2012
Ci risiamo con le auto ad aria...


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Della cosiddetta "auto ad aria" di Guy Negre se ne parla fin dal 2002, e periodicamente blog e giornali ripropongono articoli su questa invenzione che dovrebbe rivoluzionare il mondo del trasporto. Qualche anno fa si era arrivati addirittura a parlare di complotti da parte delle grandi multinazionali del petrolio e delle case automobilistiche, sorvolando su problemi più banali causati al progetto dalle leggi della fisica...

Ma facciamo un passo indietro. Guy Negre è un ex progettista di F1, che ha registrato numerosi brevetti legati alla propulsione ad aria compressa. Oltre 10 anni fa (gennaio 2002), il Corriere della Sera era arrivato a pubblicare la seguente notizia:

"la Eolo Italia ha in programma di avviare in primavera il primo stabilimento, che avrà sede a Rieti e che sarà in grado di produrre circa 8.000 veicoli all'anno. A questo saranno poi affiancate altre nove fabbriche di cui sono già state individuate le località: Carini (Palermo), Candela (Foggia), Tito (Potenza), L'Aquila, Narni (Terni), San Giorgio di Nogaro (Udine), Broni (Pavia), Ostellato (Ferrara), Ferentino (Frosinone)."

A distanza di dieci anni però di stabilimenti non sembra esserci traccia, ed anche se molti giornalisti dalle approssimate conoscenze scientifiche tornano ad occuparsi dell'argomento con titoli roboanti, la realtà appare ben diversa da quanto promesso. Non che la propulsione ad aria compressa sia impossibile: sono stati realizzati fin dall'inizio del secolo scorso molti veicoli di questo tipo, soprattutto per essere utilizzati in miniere dove elettricità e motori a scoppio erano decisamente controindicati per il rischio di esplosione dei gas naturalmente presenti nelle gallerie. Ma si trattava di veicoli che dovevano percorrere poche centinaia di metri a bassissima velocità.

I problemi per arrivare alla propulsione ad aria compressa vera e propria furono evidenziati chiaramente dai giornalisti di Quattroruote, quando diversi anni fa ebbero occasione di testare il veicolo dell'ingegner Negre: l'auto si fermò dopo poche centinaia di metri, per via dell'accumulo di ghiaccio sul motore causato dall'espansione dell'aria. Ogni gas al momento di espandersi infatti rappredda notevolmente, ed infatti il principio è lo stesso che consente ai normali frigoriferi di funzionare, ed in questo caso l'aria della bombola utilizzata come serbatoio deve passare dalla pressione di alcune centinaia di atmosfere ad un'atmosfera, letteralmente congelando i tubi attraverso cui passa e bloccandoli per via della formazione di ghiaccio dovuto all'umidità presente nell'aria.

Ma se anche si riuscisse a trovare il modo di evitare la formazione di ghiaccio nei tubi di alimentazione e nel motore, rimane la questione della quantità di energia ottenibile da una bombola di aria compressa: un serbatoio di 100 litri a 300 atmosfere conterrebbe più o meno l'energia presente in un paio di litri di benzina, ed allo stato attuale della tecnologia appare impossibile ipotizzare serbatoi con pressioni maggiori.

Insomma, se l'auto ad aira non funziona non è colpa dei petrolieri, ma più probabilmente di Sir Isaac Newton...

Maggiori informazioni sul sito di Paolo Attivissimo:
http://attivissimo.blogspot.com.au/2006/03/eolo-auto-scomparsa.html









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