Perchè gli ambientalisti odiano i biocarburanti?

04 dicembre 2012
Perchè gli ambientalisti odiano i biocarburanti?


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I biocarburanti sono oramai una realtà consolidata in tutto il mondo, e consentono a molte nazioni non solo di ridurre la propria dipendenza dall'import di petrolio e derivati, ma anche di diminuire l'inquinamento e migliorare la bilancia commerciale. Il tutto senza costringere le persone a modificare il proprio stile di vita, a guidare orrende e pseudo ecologiche berline giapponesi e addirittura facendole risparmiare al momento di fare il pieno di carburante.

Una manna, verrebbe da dire. Vero, ma non per gli ambientalisti, che sembra stiano in ogni modo possibile cercando di contrastarne la diffusione. Un'esagerazione? Prendiamo il caso di TreeHugger.com, uno dei più autorevoli siti dell'ecologismo mondiale. La loro posizione sui biocarburanti (etanolo e biodiesel) era nota da tempo, ma l'ultimo attacco lanciato a questi prodotti fa leva nientepopodimeno che sul nome di Hartmut Michel, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 1988 per i suoi studi sulla fotosintesi. Un recente articolo dello scienziato tedesco, dal titolo "The Nonsense of Biofuels", è stato ripreso dal blog ecologista e da centinaia di altri nel mondo, ed usato come arma per scardinare i principi della produzione di etanolo e biodiesel.

Gli argomenti alla base di questo attacco in verità non sono nulla di nuovo, si tratta sempre della stessa solfa che viene periodicamente riproposta da molte associazioni ecologiste: i biocarburanti richiedono molta energia per essere prodotti ed affamano le popolazioni del terzo mondo. Ora, scienziati di tutto il mondo hanno ampiamente dimostrato la falsità di queste affermazioni, ma sembra che un breve ripasso possa essere utile per tutti.

Possiamo iniziare ad esempio dal lavoro di un altro premio Nobel per la chimica (1994), il professor George Olah, che nel suo libro "L'economia del metanolo" spiega come questo posa essere prodotto a partire da ogni tipo di biomassa, inclusi gli scarti dell'agricoltura (foglie e gambi del granoturco, scarti della canna da zucchero, prodotti destinati alla distruzione perchè non di sufficientemente qualità), erbacce ed infestanti che vengono annualmente distrutte in enormi quantità dagli agricoltori ed addirittura spazzatura e liquami fognari.

Affermare che la produzione di etanolo sottragga spazi per la coltivazione di cibo è semplicemente una falsità, e viene da domandarsi come sia possibile che questa falsità sia periodicamente riproposta da persone con sufficiente conoscenza del settore da sapere per certo che di falsità si tratta. Curiosamente, molti farebbero originare questa falsità da una nota agenzia di pubbliche relazioni americane, che vanta come principale cliente gli Emirati Arabi Uniti, una delle nazioni maggiori produttrici di petrolio.

Una delle affermazioni di Michel sulla produzione di biocarburanti è poi l'inefficienza della fotosintesi rispetto ai pannelli fotovoltaici, e questo è certamente vero. E' altrettanto vero che la luna è un satellite che gira in orbita intorno alla terra. Che c'entra con la produzione di biocarburanti? Nulla, esattamente come paragonare l'efficienza di fotosintesi e pannelli fotovoltaici. Se infatti è vero che questi ultimi sono venti volte più efficienti a parità di superficie, è altrettanto vero che gli scarti dell'agricoltura utilizzano già adesso milioni di metri quadri di superficie, per non parlare degli oceani da cui utilizzare le alghe... insomma, un'affermazione ad effetto, efficace solo perchè detta da un premio Noberl, ma assolutamente non pertinente alla questione.

Facciamo qualche altro esempio concreto: nel Sud Est asiatico il settore agricolo produce ogni anno enormi quantità di foglie di palma (scarti per la produzione di olio), gusci di noce di cocco e scarti della lavorazione del riso. Tutto questo materiale organico viene accumulato ed il suo smaltimento costa ingenti quantità di denaro. Utilizzarlo per la produzione di biogas - così come fatto in Cina - permetterebbe di trasformare un costo in un vantaggio economico ed ecologico, risparmiando enormi quantità di petrolio ed i costi necessari per la sua estrazione e trasporto.

Dal punto di vista poi degli utenti finali, i biocarburanti e biogas hanno solamente vantaggi: non inquinano (la combustione di etanolo ha vapore acqueo come scarto), non cono cancerogeni come molti additivi dei normali carburanti, sono prodotti localmente per cui avvantaggiano l'economia della nazione e costano meno perchè la maggior parte degli stati trasferisce ai cittadini i vantaggi economici sotto forma di una minore tassazione.

Qui in Australia ad esempio il carburante E85 (85% di etanolo e 15% di benzina, utilizzabile da diverse auto moderne) costa circa il 25% in meno della normale benzina senza piombo, ed è prodotto utilizzando gli scarti della lavorazione della canna da zucchero che andavano altrimenti smaltiti con un costo per le aziende agricole. Proviamo ad immaginare uno scenario in cui tutte le auto utilizzassero etanolo, l'importazione di petrolio verrebbe pressochè azzerata, così come i costi, i consumi e l'inquinamento derivante dalla superpetroliere (per non parlare dei disastri ambientali); il settore agricolo interno avrebbe meno costi, la ricerca verrebbe incrementata (le possibilità darivanti dall'utilizzo di alghe sono appena state intraviste ma sembrano enormi), l'inquinamento da parte delle auto praticamente eliminato.

Cosa c'è di sbagliato in tutto questo, a parte gli interessi di chi sta dietro certi ecologisti?

P.S. dal 1976 in Brazile il governo ha reso obbligatorio utilizzare ampie quantità di etanolo nei carburanti, e da diversi anni la maggioranza di veicoli utilizzano etanolo puro, in molti casi auto prodotte dall'italiana Fiat ma anche da tutti i principali marchi automobilistici. Non si tratta dunque di una tecnologia sofisticata o costosa, ma soprattutto è già disponibile sul mercato da tempo...



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