L'importanza del collaudo energetico degli edifici: la termografia

11 ottobre 2009
L'importanza del collaudo energetico degli edifici: la termografia


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Autore: ing. Davide Lanzoni – www.saige.it

L’emanazione delle recenti normative per il risparmio energetico, che prevedono per gli edifici il possesso di un certificato energetico (o attestato di qualificazione energetica, nelle regioni ancora prive di normativa specifica), sollevano il problema delle modalità di verifica dei parametri di calcolo utilizzati per la redazione di questo documento. Si tratta, in buona sostanza, di capire se il certificato energetico possa essere redatto sulla base dei valori dichiarati dai fornitori dei materiali ed ipotizzando la corretta esecuzione di quanto progettato, o se valga la pena di verificare i più importanti di tali valori mediante una serie di prove da effettuare sull’edificio effettivamente realizzato.

Il decreto 26 giugno 2009 “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” prevede, al punto 4.2 ed al punto 8 dell’allegato A, la possibilità di prove strumentali sull’edificio, per effettuarne un collaudo energetico. Un proprietario di immobile che, utilizzando “normalmente” la propria abitazione, veda ad esempio i propri consumi per il riscaldamento essere significativamente superiori a quanto riportato nel certificato energetico, potrebbe chiedersi se la propria abitazione, in sede di vendita, non sia stata sopravvalutata, e quindi effettuarne una verifica.

Come si espleta, di massima, tale verifica, ovvero il “collaudo energetico” dell’edificio? Sono possibili tre tipi di verifiche di prova, ognuna delle quali disciplinata da una specifica norma tecnica:

1. Valutazione qualitativa dell’involucro termico dell’edificio mediante termografia ad infrarossi (secondo la norma UNI EN 13187)

2. Valutazione del valore di trasmittanza in opera (secondo la norma ISO 9869)

3. Valutazione della permeabilità all’aria dell’edificio (o “blower door test”, secondo la norma UNI EN 13829)

Vediamo brevemente in cosa consistono queste 3 verifiche.

1. Valutazione qualitativa dell’involucro termico dell’edificio mediante termografia ad infrarossi
La termografia è un metodo di determinazione e rappresentazione della temperatura superficiale tramite misurazione della densità di radiazione infrarossa radiante da una superficie, e comprende l’interpretazione dei meccanismi che producono irregolarità delle immagini termiche. A seguito della valutazione di altri parametri dell’oggetto indagato (emissività, distanza), dell’ambiente (temperatura, umidità relativa, vento, pressione) e dello scenario circostante (presenza di “temperature riflesse” da altre superifici) è possibile convertire il valore misurato di radiazione infrarossa in valori di temperatura. Essa è regolata dalla norma UNI EN 13187, specifica per la rivelazione qualitativa dell’involucro termico con metodo termografico, e consente la rilevazione della temperatura superficiale dell’involucro edilizio per verificare la buona esecuzione dell’isolamento termico (inclusa la rilevazione dei ponti termici).





Mediante la termografia sono rilevabili anche difetti nella permeabilità all’aria dell’edificio, in quanto i flussi di aria a diversa temperatura determinano, per convezione, anomalie delle temperature superficiali. Questa prova, secondo la norma, è eseguibile solo in presenza di una differenza di temperatura minima di 10°C tra interno ed esterno. La termografia rientra tra le “prove non distruttive”, e la formazione del personale addetto alle prove non distruttive è regolata dalle norme UNI EN 473 e ISO 9712; perché abbia valore legale, una prova termografica dev’essere eseguita da un tecnico certificato almeno al 2° livello secondo tali norme (sono previsti 3 livelli, con competenze crescenti dal 1° al 3°).

La termografia è una “valutazione qualitativa dell’involucro termico” perché da essa non è possibile derivare un valore di trasmittanza dell’involucro. Ciò nondimeno, essa fornisce velocemente e con ottima precisione una visione, leggibile anche da chi non è un termotecnico, delle dispersioni termiche dell’edificio, e le differenze superficiali di temperatura delle diverse zone dell’edificio sono stimabili numericamente, se si sono rilevati bene i necessari parametri, con un’ottima precisione, con errori dell’ordine del 2%.

La termografia è una prova fondamentale per decidere dove effettuare la verifica della trasmittanza. Infatti, senza aver preliminarmente effettuato una termografia, non è possibile scegliere “a ragion veduta” dove effettuare le prove termoflussimetriche per la misurazione in opera della trasmittanza.



(continua)






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