Caldaia a biomassa, un'esperienza diretta

02 luglio 2010
Caldaia a biomassa, un'esperienza diretta


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Pubblichiamo volentieri questo interessante punto di vista che ci è statoinviato da una nostra lettrice.

di Donatella De Lucia

A prescindere dal fatto che un mio cliente nonchè amico, Paolo Pratesi, opera nel settore delle energie rinnovabili, ritengo che oggi ognuno di noi si debba soffermare a valutare con attenzione l’argomento e quanto possa essere applicabile alla realtà quotidiana, ai nostri sistemi e alle nostre esigenze e alla nostra convenienza.

Da sempre sono abituata e amo non rinunciare alle mie comodità, nel contempo sono arrivata alla determinazione che il progresso non è cancellare gli antichi sistemi, ma migliorarli. Non amo la follia dei supermercati eppure sono costretta ad andarci, se non altro per la convenienza dei prezzi. Ma dovessi scegliere, libera dalle inibizioni del portafogli, sicuramente preferirei la bottega artigianale dove tuffarmi e godere di ogni acquisto. Ed è un piacere che ogni tanto non mi precludo.

Quest’anno, all’ennesima zucchina insapore cresciuta chimicamente e di fronte al fragile uovo di poveri polli di batteria, ho scelto di autoprodurre lì dove posso. Un piccolo fazzoletto recintato per evitare che la briosa brigata dei miei cani si prendesse “cura” delle mie coltivazioni  e delle mie simpatiche pennute :-)  e con un po’ di fatica, ma immensa soddisfazione e piacere del palato, finalmente insalata, zucchine degne del loro nome e uova dal guscio duro e dal sapore sincero con galline felici. Recuperato ovviamente anche il concime naturale…

Sono stata anche un po’ bonariamente criticata, presa simpaticamente in giro, ma quando si viene a casa mia, si rimane male se non si va via con l’ovetto fresco o ci si lamenta  se  l’ortaggio del giorno non è a tavola. E vuoi mettere la mia maionese fatta con il mio olio e le mie uova…?

Passiamo all’energia. Sono stata schiava del GPL per tre anni, in zona non servita dal metano. Un’ora di riscaldamento per star freddi in una bellissima casa colonica con tutti i suoi pregi e con i suoi difetti come ogni cosa che si rispetti, mi costava 10 euro…. 10 euro l’ora… 3 ore di riscaldamento 30 euro al giorno in una zona e in un ambiente dove il minimo da essere acceso doveva essere almeno di 8 ore… quindi 80 euro al giorno.. ma siamo matti?

Passata in abitazione al metano, mi sono rallegrata e ho sorriso… E mi sono detta, finalmente nella civiltà, ora sono tranquilla… Ma all’ultima bolletta di conguaglio, fatta oltretutto su di un contatore del 1980 che alla fine è risultato anche corrotto, mi sono detta basta. Le cifre sono alte, altissime, e davvero spropositate:  una casa in campagna ha bisogno di caldo e questo a prescindere dalla temperatura per “star bene”, ma ne ha bisogno per l’umidità cui è inevitabilmente sottoposta, per i venti e le correnti d’aria che circolano.

E quindi il passo è stato fatto. Eliminato il gas, lasciato solo per la cucina ed è partito il progetto della mia nuova creatura, la caldaia a biomassa. Ho scelto Eta, un prodotto austriaco di prima qualità e rendimento, che mi ha gratificato anche l’occhio, che in tutte le cose vuole sempre anche la sua piccola parte. Il colore giallo vivo ricorda il sole e illumina d’immenso quel mio vano caldaia anche da spenta. Sicuramente la loro una scelta strategica di non poca importanza in termini di marketing. D’altra parte gli austriaci oramai sono dei veterani in materia sia di produzione che di utilizzo e sono andata davvero tranquilla sulla loro strada.

Dopo aver visto l’impianto industriale a cippato, montato in ditta da Paolo Pratesi, e dopo aver visto i conti del risparmio, parliamo di costi di riscaldamento e acqua calda che passano per darvi solo un’idea di rapporto da 7.000 euro a 700 l’anno, dopo averne visto il funzionamento, l’emissione praticamente nulla di fumi, e la estrema semplicità di funzionamento e manutenzione e l’applicabilità a tutti i contesti e non solo alla mia casa in campagna, ma a strutture molto più ampie come agriturismi e borghi, ad aziende, a condomini cittadini, oggi mi sento ancora più fiera della mia scelta e penso che ognuno di noi, dovrebbe con calma e serenità fare una valutazione sulla fattibilità della cosa.

Un ulteriore vantaggio, pensavo,  è che siamo in grado di preventivare le nostre spese e non essere soggetti più a contatori impazziti, letture incontestabili e bollette davvero incomprensibili, servizi clienti opinabili e tecnici svogliati e scostumati… e non è davvero poco.

Io ho scelto la legna, ma le scelte ovviamente sono anche su pellets e cippato, che permettono delle ricariche ancora più gestibili, parlo addirittura di ricariche annuali, ovviamente con uno spazio dedicato.

I costi di acquisto non sono bassi, ETA costa e non poco, ma a conti fatti io in meno di due anni ho già recuperato e la sensazione di libertà e benessere che provo, oltretutto, non ha prezzo.




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