Immagazzinare energia elettrica da fonti rinnovalili per risolvere il problema del carico di base, una soluzione dal MIT

01 giugno 2013
Immagazzinare energia elettrica da fonti rinnovalili per risolvere il problema del carico di base, una soluzione dal MIT


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Uno dei problemi fondamentali delle energie rinnovabili attualmente in uso, sia che si tratti di solare fotovoltaico o eolico, è l'impossibilità di eliminare le centrali elettriche tradizionali esistenti che rimangono necessarie per fornire energia nella quantità e nei tempi richiesti dalla rete. Il sole infatti tende a non splendere in modo uniforme, e soprattutto anche quando il cielo è terso di nubi, splende solamente durante il giorno, ed anche il vento - seppur capace di alimentare le turbine eoliche in ogni momento della giornata, non può aumentare la produzione di energia in caso di un picco di richiesta dalla rete.

Per questo, anche se la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili aumentasse significativamente, sarebbe impossibile spengere alcune delle centrali esistenti a gas o a carbone (o un impianto nucleare).

Ma una soluzione potrebbe arrivare da una ricerca del MIT (Massachussets Institute of Technology), pensata specificatamente per le wind farm costruite offshore ma adattabile anche ad altri sistemi. La tecnologia si basa su grandi sfere cave di cemento posizionate sul fondo dell'oceano, immediatamente sotto le centrali eoliche, del diametro di 30 metri e del peso di migliaia di tonnellate ciascuna così da poter essere impiegate come ancoraggio per le turbine galleggianti così come da sistema di immagazzinamento dell'energia elettrica prodotta in eccesso.

Il funzionamento come "batteria" è piuttosto semplice: tutta l'energia elettrica prodotta off peak e quindi non consumata alimenterebbe una pompa che svuoterebbe le sfere dall'acqua di mare in esse contenuta. Al momento di dover riutilizzare questa energia (parte di essa ovviamente, il sistema non può essere efficiente al 100%) verrebbe fatta fluire l'acqua nuovamente all'interno delle sfere, acqua che azionerebbe all'inverso la pompa collegata ad un generatore per produrre energia elettrica.

I ricercatori dell'università americana hanno calcolato che una singola sfera a 400 metri di profondità potremme immagazzinare 6 MWh di elettricità, e visto che il sistema si presta ad essere modulare, mille di queste sfere potrebbero immagazzinare tanta energia quanta quella prodotta da una centrale atomica per diverse ore, dendendole di fatto utilizzabili per fornire il carico di base alla rete elettrica. Non solo, a differenza di una centrale nucleare, che richiede comunque alcune ore prima di poter innalzare il livello di prodozione di energia elettrica, quella disponibile nelle sfere potrebbe essere utilizzata immediatamente.

Il costo stimato è di circa 12 milioni di dollari per sfera, cosa che renderebbe un sistema costituito da mille di queste "batterie" ancora troppo costoso rispetto alla costruzione di una centrale tradizionale di backup, ma la tecnologia sembra promettente ed i costi di gestione e manutenzione sarebbero probabilmente enormemente più bassi di quelli di una centrale a carbone o a gas.

Maggiori informazioni:
http://ieeexplore.ieee.org/stamp/stamp.jsp?tp=&arnumber=6471167

Immagine: Alexander Slocum (MIT)



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