La promessa di Pandora: è possibile essere ambientalisti ed a favore del nucleare?

15 ottobre 2013
La promessa di Pandora: è possibile essere ambientalisti ed a favore del nucleare?


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L'Australia è un paese che sta investendo molto nel settore delle energie rinnovabili, con un elevato numero di wind farm ed una notevole penetrazione del fotovoltaico e solare termico per i privati, tanto che tre nuove case su quattro sono costruite oramai direttamente con pannelli solari sul tetto. Molti sono gli studi su come utilizzare l'energia delle maree, con progetti sperimentali operanti da alcuni anni, così come quelli che riguardano invece lo sfruttamento del differenziale di temperatura dell'acqua dell'oceano a differenti profondità.

Allo stesso tempo la produzione di energia elettrica tradizionale è tutt'ora in gran parte fatta utilizzando vecchie centrali a carbone, risorsa abbondantissima in questo paese tanto da venire esportata in grandi quantità verso la Cina ed altri paesi.

E' interessante notare come la posizione di molti ambientalisti si stia orientando negli ultimi anni a favore della costruzione di centrali nucleari per sostituire le attuali a carbone, nonostante l'ampia disponibilità di gas naturale a basso costo; se del resto l'obiettivo è ridurre quanto possibile le emissioni di CO2, sostituire carbone con gas cambierebbe di poco o nulla la quantità totale emessa nell'atmosfera.

Questa posizione inusuale è stata recentemente portata sul grande schermo dal documentario "La promessa di Pandora", realizzato per sfatare miti sul nucleare e rilanciare il dibattito sulla costruzione di nuove centrali, e su come si possa essere allo stesso tempo ambientalisti ed a favore dell'energia atomica.

Del resto l'analisi impietosa degli ultimi decenni mostra, nonostante l'introduzione di tasse sull'emissioni di CO2 e la promozione delle energie rinnovabili con sostanziosi incentivi governativi, il fallimento nell'ottenere una fonte affidabile, scalabile e sufficiente di energia pulita.

Ad oggi in Australia le centrali eoliche sono oltre 60, sufficienti a generare solamente lo 0,2% dell'energia primaria utilizzata dai soli 23 milioni di abitanti del paese. Nonostante l'Australia abbia la più alta irradiazione solare media per metro quadro rispetto ad ogni altro continente, ed un'altissimo numero di pannelli solari installati, il fotovoltaico contribuisce solamente per lo 0,1% dell'energia primaria consumata ogni giorno. Va marginalmente meglio per la generazione idroelettrica con un totale dello 0,8% dell'energia primaria consumata.

In totale le fonti rinnovabili contribuiscono per il 9% del consumo totale di energia elettrica, con il carbone che invece fa la parte del leone con ben il 70% (il resto è dovuto alle centrali a gas). Questo risultato deludente non deve interrompere la ricerca sulle energie rinnovabili, ma appare evidente come anche gli ambientalisti più estremi debbano smettere di celare l'incontrovertibile verità dell'inabilità delle attuali tecnologie di rimpiazzare l'uso di gas e carbone.

Continuare ad ignorare l'energia nucleare si dimostrerà sempre più costoso, visto che occorrerà dimensionare le centrali a combustibili fossili per intervenire nei momenti di scarsa generazione da parte delle centrali solari e eoliche, ma soprattutto fa leva sull'eventuale disponibilità di tecnologie costose, come il solare termico con immagazzinaggio di energia, o tutte da dimostrare come la generazione geotermica "secca", soluzioni che ad oggi vedono notevoli ostacoli di costo ed ingegneristici per essere impiegate in qualcosa di diverso da centrali sperimentali.

Uno studio fatto all'Università di Adelaide (http://www.zerocarbonoptions.com/) sono stati confrontati due scenari possibili per sostituire due piccole centrali a carbone, uno con energie rinnovabili (solare termico con storage ed eolico) ed uno con il nucleare. Ecco in sintesi i punti salienti del confronto:

- 1.460 MWe di picco per la somma di solare ed eolico contro i 6.690 MWe del nucleare
- costo di 8,1 miliardi di dollari per il rinnovabile contro 4,8 del nucleare
- durata stimata in 25 anni per il rinnovabile contro i 60 del nucleare
- nessuna produzione di rifiuti per il rinnovabile contro le 100 tonnellate all'anno del nucleare; nel corso dei 60 anni i rifiuti richiederanno una superficie per l'immagazzinamento pari a quella di un campo di calcio
- circa 200 km2 di terreno richiesto per il rinnovabile contro i 2 del nucleare
- 740 milioni di acqua dolce consumata all'anno per il rinnovabile contro 0 per il nucleare
- 590.000 tonnellate di cemento usato per costruire le centrali rinnovabili contrp 600.000 per la centrale nucleare
- 375.000 tonnellate di acciaio usato per costruire le centrali rinnovabili contrp 35.000 per la centrale nucleare
- 85.000 tonnellate di vetro usato per costruire le centrali rinnovabili contrp 0 per la centrale nucleare

Alla fine è stato comunque calcolato che le centrali solare ed eolica non avrebbero potuto sostituire le centrali a carbone senza un backup, rendendo quindi superfluo anche il confronto del costo per unità di energia generata, pari a circa il doppio rispetto al nucleare.

Ad oggi le uniche tre nazioni al mondo che non utilizzano fonti fossili per la generazione di energia elettrica (sì, sono solo tre...) sono Francia, Svezia e Svizzera, alle quali si aggiungerà presto la Finlandia. In tutte queste nazioni si fa ampio uso di energia atomica, producendo energia elettrica con oltre il 90% delle emissioni in meno rispetto agli altri paesi europei, con la Francia che ha il costo per KW generato più basso d'Europa ed è la seconda nazione nel mondo per volume di energia esportata.

Miti e fantasie sul nucleare

Perchè dunque non ci sono più nazioni che investono in energia nucleare? Gli argomenti principali utilizzati contro questo tipo di centrale elettrica sono la percezione di un elevato rischio per le persone e la degradazione ambientale. Argomenti non supportati però dai fatti.

Anche un gravissimo incidente come quello di Chernobyl, una centrale nucleare arcaica e malamente mantenuta, ha provocato 28 morti nell'immediato e probabilmente altri 15 negli anni successivi per un aumento di tumori alla tiroide. In confronto, le centrali a carbone contribuiscolo alla morte di 1,3 milioni di persone ogni anno per colpa dell'inquinamento atmosferico generato.

Anche il problema delle scorie delle centrali nucleari appare ampiamente sovrastimato, visto che si tratta di quantità modeste di materiale che con le centrali di nuova generazione può essere in gran parte riutilizzato, e che è possibile comunque immagazzinare in siti di piccole dimensioni che esistono tutt'ora per i materiali utilizzati nella medicina nucleare degli ospedali.

Quando vista in modo logico, la scelta di preferire combustibili fossili al nucleare in nome dei benefici ambientali e della salute senbra dunque ingiustificata. Questa posizione si basa sull'assunto (per adesso non dimostrato) che sia possibile utilizzare fonti di energia rinnovabile diverse dall'idroelettrico per sostituire i combustibili fossili, posizione contraddetta dall'evidenza.

Foto: Flickr/Ekhinos


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